I nostri valori

«Non siamo noi che affermiamo o neghiamo alcunché di una cosa, ma è la cosa che in noi afferma o nega qualcosa di se stessa.»
B. Spinoza

L’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno è comunemente interpretato secondo una divisione duale: da un lato rileviamo gli esseri viventi, animati e dotati di vita, in contrapposizione agli esseri non viventi, inanimati e per questo considerati privi di vita. Si crea quindi una distinzione spesso intesa in un’ottica dicotomica: da un lato troviamo gli esseri portatori di vita, dall’altro invece la materia

Questa struttura duale determina però una fallace conclusione nel pensiero comune: solo gli esseri portatori di vita possiedono uno status ontologico, quindi un valore in sé, e solo a questi debbono essere garantiti specifici diritti capaci di tutelarne il valore. Ma gli esseri non viventi, non sono anch’essi esseri e quindi meritevoli in egual misura di un riconoscimento ontologico? 

Jane Bennet, teorica politica e filosofa americana, parla a tal proposito di thing power: la capacità intrinseca negli oggetti di trascendere dal proprio status e manifestare tracce di indipendenza d’azione. Comprendere e accettare l’esistenza di un thing power permette di confutare la divisione binaria tra vita e materia, intesa comunemente come unica struttura ambientale valida e accettabile.

Dalla condivisione dei ragionamenti filosofico-ontologici appena descritti deriva il progetto Rights of water, con la volontà di riconoscere nell’acqua un soggetto attivo e con il forte desiderio di garantirle diritti specifici, tutelandone il valore in sé e decostruendo la considerazione fortemente utilitaristica e antropocentrica che regola l’approccio degli esseri umani all’acqua.

Questa è infatti stata sinora gestita, controllata e anche tutelata unicamente in funzione dell’essere umano, delle sue necessità, degli usi che di questa intende fare e quindi, purtroppo, in un’ottica sempre più influenzata da una lente consumistica e capitalistica, in cui la tutela dell’elemento acquatico è molto spesso quasi unicamente funzionale ad un ricavo economico. Questa considerazione ne nega il valore in sé e rende impossibile l’elaborazione di una forma di tutela che tenga conto della sua quantità d’essere e che prescinda dagli scopi umani. Questa convinzione ha portato inoltre l’essere umano a considerarsi padrone e proprietario dell’acqua, negandone così l’essenza intrinseca. 

È nostro desiderio quindi diffondere una nuova cultura ecologica e civile, in cui l’acqua sia rispettata e tutelata in quanto elemento dotato di un valore inestimabile, spodestando così l’essere umano dal ruolo di proprietario del quale si è autonomamente insignito. L’acqua non deve essere intesa meramente come un oggetto, ma bensì come un soggetto fonte di vita, da tutelare in quanto tale e non in funzione delle necessità o degli scopi economici degli esseri umani.

La Dichiarazione dei diritti dell’acqua costituisce un piccolo passo verso questo ambizioso obiettivo.